Appello di Assopace sulla Siria
cari compagni e amici di Zambon.net,
per la stima che nutro nei vostri confronti vi invito ad essere più attenti nella diffusione di certi appelli. Mi riferisco in particolare all'appello sulla Siria di Assopace che contiene gravi ipocrisie e distorsioni dell'informazione, e sostanzialmente si schiera contro la Siria che resiste all'imperialismo e alle petromonarchie confessionali reazionarie. Vi allego per chiarezza quanto ho scritto personalmente ad Assopace ed il testo di una lettera scritta dalla rete No War, di cui faccio parte, alla Ministra Bonino, che chiarisce, spero, i termini del problema, cordiali saluti, Vincenzo Brandi (Rete No War)
il nemico ha imparato a camuffarsi … grazie per il fraternoavvertimento
giuseppe zambon
TESTI LETTERE AD ASSOPACE E A BONINO:
Cari amici di Assopace (e delle altre associazioni firmatarie del vostro appello e della lettera al governo),
il testo del vostro appello mostra chiaramente, almeno a mio parere, che dietro un apparente atteggiamento pacifista ed equilibrato siete in realtà schierati con quelle forze che tendono a provocare (per ragioni che nulla hanno di umanitario, ma molto con motivi di dominio mondiale e regionale) un cambio di regime forzato in Siria, programmato da tempo (come già per la Libia e l'Iraq). Da circa tre anni una coalizione esterna al paese (di cui i massimi rappresentanti sono la Turchia, l'Arabia Saudita, il Qatar ed altre petromonarchie e paesi integralisti islamici, alleate con alcuni paesi occidentali come gli USA, Gran Bretagna, Francia e, ahimè, anche l'Italia) finanzia ed arma, e fornisce di basi esterne e appoggi strategici, una serie di gruppi armati che stanno insnguinando e destabilizzando il paese (ricordate i "contras" del Nicaragua?). La maggior parte di questi gruppi mercenari fanno capo all'estremismo islamico sunnita, ed in particolare ad Al Queida.
Nel vostro appello gettate tutta la colpa di questa situazione sul governo siriano che, pur con tutti i suoi difetti, cerca da tre anni di difendere la sovranità del paese.Addirittura chiedete "la confisca dei conti delle autorità del regime", come se non bastasse l'embargo già in atto che sta affamando la popolazione. Nessun cenno fate all'aggressione esterna, così come nulla diceste o faceste quando ad essere aggredita era la Libia, paese oggi nel caos più completo e dominato da bande armate religiose e tribali.
A titolo di esempio vi mando il testo di una lettera inviata al nostro ministro degli esteri dalla rete Nowar di Roma e dal Comitato Contro la Guerra di Milano, che spero vi indurrà almeno a ragionare, sempre che prevalga la buona fede e non meri interessi di associazione e di partito, cordiali saluti, Vincenzo Brandi
---------------- Lettera aperta alla ministra Bonino:
l'Italia esca dal gruppo Amici della Siria ----------------
Roma, 15 gennaio 2014
Ministra Bonino,
come cittadini italiani, siamo rimasti delusi da
ciò che trapela dall’ultimo Vertice degli undici paesi cosiddetti “Amici della
Siria”, tenutosi a Parigi domenica scorsa, e La invitiamo a darne conto in
parlamento.
In particolare Le chiediamo di spiegare la
partecipazione italiana ad un gruppo che pretende, non di affiancare, ma di
sostituirsi all’Onu, sovvertendo le iniziative di pace intraprese in passato,
prima da Annan e poi da Brahimi. Noi preferiamo chiamare questo
raggruppamento gli “Amici della guerra in Siria” perché, come è facilmente
documentabile, molti fra i suoi undici componenti da tempo sostengono gruppi
armati persino fanatici nel paese. Ciò fa sì che, rimanendo in quel
raggruppamento, l’Italia si annovera tra i sostenitori dei jihadisti e de facto
sottoscrive la distinzione aberrante che viene fatta di recente a Washington (e
che viene denunciata dagli stessi analisti statunitensi come Joshua Landis) fra
“al qaedisti buoni”, da sostenere, e quelli “cattivi”. Siamo alla follia.
Le vorremmo porre tre domande, dunque, in merito
all’ultima riunione dei cosiddetti “Amici della Siria”:
-- perché l'Italia e gli altri componenti
del raggruppamento non spendono neanche una parola per condannare quel che è
sotto gli occhi di tutti, ovvero che la guerra in Siria è alimentata
dall’afflusso, da paesi terzi, di armi, denaro e combattenti, in genere
jihadisti? E' forse perché questi “paesi terzi” fornitori sono proprio
gli “Amici della Siria” (ciascuno con il proprio protetto)? Il comunicato
MAE non menziona i loro nomi, ma essi sono: l'Arabia Saudita, la Turchia, il
Qatar, l'UK, la Francia, gli Usa e probabilmente anche l'Italia, visto l'enorme
sbalzo nella fornitura di armi italiane, a partire dall'inizio del conflitto
siriano, destinate ufficialmente alla Turchia ma verosimilmente alle forze
ribelli che hanno le loro basi in Turchia (da 1,7 milioni di euro di armi
esportate dall'Italia verso la Turchia nel 2009, si è passato nel 2012 ad oltre
36,5 milioni, dati OPAL);
-- come può l’Italia rimanere in un gruppo che
dà appoggio logistico e armato (illegale secondo il diritto internazionale) a
gruppi persino terroristici che cercano una soluzione militare alla crisi
siriana, invece di una soluzione politica?
-- Non Le pare surreale attribuire ad Assad,
come Lei ha fatto durante la riunione a Parigi, tutti gli (stimati) 130 mila
morti in Siria? Non sa che la maggior parte di quei morti fanno parte
dell’esercito siriano, e che fra il 40% stimato dei civili, molti sono caduti
vittima di azioni armate dell’opposizione o sono morti fra i due fuochi?
Perché Lei imputa tutti i morti ad una delle parti soltanto? Le vostre
dichiarazioni non fanno che alimentare la caricatura di un “regime che stermina
il proprio popolo”, legittimando un maggiore afflusso di armi e, nel contempo,
paralizzano qualsiasi protesta pacifista. O è questo il vero scopo delle
Sue dichiarazioni?
Ministra, se la comunità internazionale non
impone un embargo totale al traffico delle armi, i vari e divisi gruppi armati
non deporranno mai le armi e sarà inutile persino la creazione di “corridoi
umanitari”, che verranno usati per rifornire le milizie e quindi per far durare
la guerra. Se vuole veramente favorire la pace e una soluzione politica
in Siria, il Suo dicastero, a nostro avviso, dovrebbe lavorare per:
1. far cessare l'afflusso delle armi – per
cominciare, dall'Italia – e chiedere una tregua immediata;
2. contrastare i tentativi di sabotare la
Conferenza di Pace “Ginevra2”, ad esempio dichiarando che, chi non partecipa,
non verrà più considerata dall'Italia un interlocutore credibile;
3. far aprire la Conferenza “Ginevra2” a tutti
gli attori, ivi compreso l'Iran, a pieno titolo;
4. affrontare seriamente il dramma dei profughi,
eliminando le condizioni disumane in molti campi e facilitando il ritorno in
patria laddove possibile;
5. far venire in Italia anche le opposizioni
siriane non violente, per spiegare agli italiani che una soluzione politica
viene ritenuta possibile anche da chi vuole cambiare l'attuale governo.
Finora in Italia hanno avuto facili visti d'ingresso e facile accesso ai media
solo i siriani che pretendono che le armi siano l'unica strada.
Rete NoWar-Roma, nowar@gmx.com
Comitato contro la guerra-Milano, comitatocontrolaguerramilano@ventoditerra@ventoditerra.org